Paleolitico

Il percorso nella storia del territorio riminese inizia da molto lontano. Circa 1 milione di anni fa l’uomo primitivo frequenta la costa lasciando traccia di sé nella pietra scheggiata. Protagonista di questa prima fase del popolamento è l’homo erectus: possiamo identificarlo nello schema dell’evoluzione umana, dagli ominidi di 7 milioni di anni fino all’homo sapiens-sapiens di oggi. E riconoscerne le caratteristiche fisiognomiche nel calco del cranio esposto fra gli altri.
Nomade, dedito alla caccia e alla raccolta, il nostro antenato, seguendo i corsi d’acqua, giunge alla costa, arretrata fino alle attuali pendici del Covignano, la collina alle spalle di Rimini: il piano dove crescerà la città era infatti sommerso dal mare. Il paesaggio - come illustrano i diorama - presenta un lido sabbioso interrotto dalle foci ghiaiose di fiumi e torrenti. Macchie di conifere, querce, pioppi, betulle e una fitta vegetazione erbacea con ampie radure indicano un clima temperato e umido: un habitat ideale per grandi mammiferi (elefanti, rinoceronti, bisonti), prede di abili cacciatori.
A parlare dell’uomo e della sua vita in piccoli gruppi, sono semplici ciottoli di selce rozzamente scheggiata su uno o due lati (chopper e chopper tool) e schegge dai margini taglienti, frutto di una tecnica di distacco dal nucleo, esemplificata, nella prima vetrina, da prototipi moderni. Efficaci nel colpire, nel macellare, nel lavorare legno e osso, grazie anche alle immanicature in legno e corde naturali oggi perdute, gli strumenti primitivi riconducono il sito di San Fortunato, sul Covignano, al Paleolitico inferiore, età cui risale anche il noto giacimento di Ca’ Belvedere di Monte Poggiolo nel forlivese.