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Gli allestimenti

Maschera

L'itinerario si apre con opere evocative delle suggestioni derivate dall'incontro con le culture "altre": crani rimodellati e maschere con ossa umane della Nuova Guinea, esemplari delle usanze tribali, e preziosi oggetti decorati, simboli del potere, dall'America e dall'Africa.

E' quindi l'arte dell'Oceania e di Taiwan, con le tipiche sculture in legno, ad introdurre al percorso etnografico, in cui ampio spazio ha l'Africa nera. Fra le produzioni più interessanti le maschere, diffuse soprattutto fra le popolazioni agricole. Simbolo del rapporto fra l'uomo e il soprannaturale, la maschera accompagna ogni tappa della vita e comprende, oltre alla parte che copre il volto, anche il costume, animato dal movimento e dal suono.

Armi bianche e scudi - il cui uso, soppiantato dalle armi da fuoco, è stato poi limitato al rituale e alla danza - con altri oggetti di cultura materiale come le pipe, piccoli capolavori di arte applicata, illustrano aspetti della vita quotidiana. Curiosi alcuni elementi di arredo quali i poggiatesta in legno, utilizzati soprattutto da pastori e allevatori, e le statue in miniatura, a scopo ludico e cultuale. Un ruolo importante nell'esistenza dei popoli africani, scandita da suoni e ritmi, è svolto dagli strumenti musicali, in primis dai tamburi e dagli strumenti a percussione.

Protagonista del percorso archeologico è l'America precolombiana e i suoi grandi Imperi, da quello Azteco, a quello Inca, a quello Maya; civiltà che hanno lasciato originali manufatti, a carattere per lo più rituale, in pietre dure, oro, argento, legno…

Ai miti sulla genesi del mondo si ispira il gioco della palla, un'espressione religiosa tipica della Mesoamerica. Nel più antico gioco di squadra, le pesanti palle di caucciù vengono colpite con le anche: per proteggersi gli atleti indossano caschi e gioghi, i coprianche a forma di "U" in legno e pelle, o in pietra per le parate cerimoniali, talvolta splendidamente decorati.

Valore simbolico-religioso è attribuito alle sculture in terracotta dell'Occidente messicano, con raffigurazioni di personaggi, animali e scene di vita quotidiana: statuette gobbe e deformi vengono interpretate come sciamani, mentre la coppia uomo-donna pare rappresenti gli antenati mitici.

La figura umana è usata, insieme all'abito, come superficie scrittoria: così in Ecuador, tatuaggi, pitture corporali e deformazioni recano informazioni sulla vita, la posizione sociale e la partecipazione a cerimonie. In particolare le deformazioni del cranio dichiarano la casta di appartenenza.

L'abito veicola precisi messaggi politico-religiosi: i vinti, denudati, in segno di sottomissione devono indossare la veste del vincitore, mentre il defunto è accompagnato da abiti che gli permettono di mantenere il suo rango nell'aldilà. Nel Perù precolombiano i tessuti non si realizzano in pezza ma già in forma di abito; i filati delle vesti antiche possono essere riutilizzati per nuovi costumi, eredi della forza vitale.

Alla credenza della vita oltre la morte fa riscontro, soprattutto presso le popolazioni andine, la diffusione della mummificazione e delle offerte di cibo e di oggetti: la cura dei resti mortali infatti assicura anche il benessere dell'anima strappandola al peregrinare sulla terra.

Il collezionismo, che nel Museo si riconduce alla passione di Delfino Dinz Rialto, Ugo Canepa, Bruno Fusconi e all'attività dei Frati Francescani del Santuario di S. Maria delle Grazie, è all'origine delle moderne raccolte in cui il "primitivismo" delle culture extraeuropee è fonte di ispirazione per le avanguardie artistiche del Novecento, da Gauguin, ai Fauves, a Picasso, Braque e gli Espressionisti.