Neolitico

Il Neolitico, la nuova età della Pietra che segna il passaggio a un’economia incentrata sull’agricoltura e l’allevamento, viene a interessare la costa romagnola dalla metà del VI millennio a.C. per evolversi, intorno alla metà del IV millennio, nell’età del Rame, connotata da una maggiore abilità nella lavorazione della pietra e dall’introduzione della metallurgia. A raccontare squarci di vita nel territorio (sul colle di Covignano, fra Santarcangelo e Sant’Ermete e a sud di Rimini) è in primo luogo la ceramica - invenzione del Neolitico - a impasto grossolano o semidepurato, con superficie liscia o decorata da impressioni, modellata in forma di scodelle, ollette e vasi a fiasco per contenere semi e prodotti liquidi.
Al suo fianco è ancora protagonista la pietra (la selce o il serpentino) ora non più solo scheggiata ma anche ritoccata e levigata: cuspidi di freccia, lame foliate, asce e martelli forati per l’immanicatura. La collana di conchiglie con pendaglio in pietra, ritrovata a Covignano, documenta la pratica dell’ornamento personale.
L’età del Bronzo, fra la fine del III e il I millennio, vede grandi mutamenti socio-economici cui si accompagnano innovazioni tecnologiche in campo metallurgico e crescita demografica con un più alto numero di insediamenti fra la pianura e la collina, in relazione alle attività agricole e pastorali. Anche la conoscenza di questo ampio orizzonte culturale è affidata a vasellame in ceramica (tra cui le tipiche tazze ansate), a oggetti in pietra, osso e metallo, a resti degli insediamenti come quello di Covignano: da una delle capanne del villaggio (XVII-XIII sec. a.C.) provengono tazze con le tipiche anse a bastoncello o a corna di bovino o a nastro, grandi olle, strumenti per la filatura (fusaiole e pesi da telaio) e un frammento del pavimento in terra concotta. Il modello proposto nel percorso richiama la capanna con struttura in pali di legno di Covignano.

plastica fittile villanoviana, a sottolineare l'importanza del cavallo per questa società.