GUIDO RENI Paesaggio con Amorini in gioco

GUIDO RENI (Bologna, 1575-1642)
Paesaggio con Amorini in gioco, olio su tela, 77x60
1601-1609

Unicum/ Racconti al Museo a cura di Massimo Pulini
In collaborazione con Altomani & Sons
Rimini, Museo della Città- Manica Lunga 10 settembre - 31 ottobre 2021

La raffinatissima mano è, secondo lo studioso Massimo Pulini, quella di Guido Reni: “una mano attenta e fluida, capace di scendere in dettagli botanici e di mantenere un registro cromatico algido, terso; di muovere tutte le virtuosità dell’orchestra pittorica senza perdere nemmeno per un attimo l’armonia dell’insieme”.
Il dipinto in questione è un dipinto di paesaggio con Scherzi di amorini, riemerso sul mercato antiquario e già attribuito a Francesco Albani (o alla sua scuola), e viene ora riconosciuto come un raro capolavoro della produzione giovanile di Guido Reni, per di più ricondotto alla committenza di Odoardo Farnese con una provenienza dai camerini segreti del Palazzetto Farnese. La sua raccolta romana è stata studiata per la quantità e la qualità delle pitture di paesaggio, annoverando campioni emiliani come il Domenichino e la sua bottega.
La prima segnalazione del dipinto risale al 1609 a Roma, Palazzetto Farnese, Collezione Odoardo Farnese, Camerini segreti, poi nel 1644 è citato come “ quadro in tela con cornice tutta dorata…”, sino a comparire nel 1971 a Londra da Christie’s, asta del 26/11/71, lotto 67, schedato come Francesco Albani
Il Farnese nacque a Parma nel 1573, figlio terzogenito di Alessandro, terzo duca di Parma e Piacenza e di Maria d'Aviz del Portogallo, dal 1622 fu reggente del ducato di Parma fino alla morte, avvenuta a Parma nel 1626.

L’importante dipinto, denotato dall’aperto scenario vegetale e dall’arioso sfondo paesaggistico, dalla grazia dilettevole di amorini affaccendati in attività ludiche e scherzose con questa nuova attribuzione (che si affianca a quella di un altro studioso, Francesco Gatta, pervenuto allo stesso esito) offre un ulteriore tassello per nuove chiavi interpretative capaci di svelare “quel trafficato snodo pittorico che si creò nella Roma di inizio Seicento”.

Tra giardini d’Arcadia e divinità pagane, paesaggi dalla folta vegetazione e liquidità acquee che trascolorano in orizzonti azzurrognoli si muovono qui i biondi amorini dagli esili corpi del maestro Reni, scopertosi diversamente curioso nel gusto e nell’indirizzo del racconto agreste dal sentore mitologico.
Le novità riportate dalla recente attribuzione allargano inoltre le conoscenze sulle origini della pittura di paesaggio a Roma all’inizio del Seicento, anticipando persino lo stesso Albani, e corroborano il ruolo di raffinato committente svolto dal cardinal Odoardo Farnese, del quale riemerge e viene parallelamente indagato inoltre un interessante inedito ritratto attribuito a Innocenzo Tacconi.

 

Per un breve approfondimento sul dipiinto del Domenichino, che si trova in dialogo con il Paesaggio con Amorini in gioco: Ritratto di Odoardo Farnese