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Nino Migliori "Lumen. La Cappella dei Pianeti e dello Zodiaco nel Tempio Malatestiano"

 

I rilievi di Agostino Di Duccio fotografati a lume di candela, a cura di Roberto Maggiori. FAR Fabbrica Arte Rimini dal 16 dicembre 2017. Inaugurazione sabato 16 dicembre, ore 18.00, alla presenza dell'autore


Dal 16-12-2017 al 04-02-2018

Nino Migliori, Sigismondo

Nino Migliori fotografa dal 2006 sculture e bassorilievi del Medioevo e del Rinascimento, testimonianze di storie lontane, eppure fruite quotidianamente nelle numerose città che ospitano i tanti capolavori presenti nel Bel Paese. Opere dal linguaggio sempre più sfuggente ai nostri giorni, pervasi da una connettività caleidoscopica e chiassosa, dalla produzione, così come dal consumo, immediati. I lavori su cui posa lo sguardo Migliori esprimono significati apparentemente lontani e spesso indigesti alla “cultura” fast, si tratta infatti di opere senza cromie, dalla lenta e meditata realizzazione (e fruizione), immobili, che appaiono spesso agli occhi delle giovani generazioni noiosamente austere, nonostante la complessità e l’anticonformismo che ogni capolavoro naturalmente incarna. L’esperienza possibile oggi di fronte a questi monumenti è inoltre radicalmente diversa da quella esperita originariamente dopo il crepuscolo, date le pervasive condizioni di illuminazione con cui sono offerte al pubblico queste sculture.

Nino Migliori riscopre allora un linguaggio muto attraverso una modalità operativa minimale: l’essenzialità di un’inquadratura frontale e la semplice luce di un paio di candele, un modo per riproporre le opere così come erano percepite nelle meditabonde ore notturne dagli autori, e dalla cultura coeva che le ha generate, in primis quella Prisca Theologia o Philosophia Perennis a cui Sigismondo Malatesta si era ispirato nel progettare il Tempio. Ancora una volta torna nel lavoro di Migliori l'attenzione alla memoria storica e all'immaginario collettivo, attraverso un'osservazione tesa a rilevare e risignificare la realtà tramite la gestualità, in questo caso l'orientamento di una candela in piena oscurità. Alla contemplazione dello spettatore si affianca così l'azione dell'artista, capace di amplificare i segni espressivi che evocano il fascino del Misterioso e del Meraviglioso, temi cari alla cultura rinascimentale che ha generato il Tempio Malatestiano. Migliori, “disegnando” con il chiaroscuro suggestioni fantastiche, ci trasporta in una dimensione altra, simile a quella sperimentata dai cittadini riminesi che nel 1400 avvicinavano di notte i bassorilievi di Agostino di Duccio al lume di una torcia. Un viaggio a ritroso nel tempo, quando il buio e il silenzio lasciavano spazio all'interiorità, all'immaginazione, all'incanto di una luce viva capace di isolare e animare nel profondo la materia.
Roberto Maggiori

 
Nino Migliori

Gli inizi di Nino Migliori appaiono divisi tra fotografa neorealista e una sperimentazione sui materiali inediti. Da una parte nasce un corpus segnato dalla cifra stilistica dominante dell’epoca, il Neorealismo, sull’altro versante Migliori produce fotografe off-camera comprensibili solo se lette all’interno del versante più avanzato dell’Informale europeo con esiti spesso in anticipo sui più conosciuti episodi pittorici.

La ricerca continuerà nel corso degli anni coinvolgendo altri materiali e tecniche dalle polaroid al bleaching. Dalla fine degli anni sessanta il suo lavoro assume valenze concettuali ed è questa la direzione che negli anni successivi tende a prevalere. Le sue produzioni sono sempre state caratterizzate da una grande capacità visionaria che ha saputo infondere in un’opera originale. È tra gli autori che meglio rappresentano la straordinaria avventura della fotografa che, da strumento documentario, assume valori e contenuti legati all’arte e alla sperimentazione. Oggi si considera Migliori come un vero architetto della visione, ogni suo lavoro è frutto di un progetto preciso sul potere dell’immagine, tema che ha caratterizzato tutta la sua produzione.

Sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private fra le quali Mambo – Bologna; Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea – Torino; CSAC – Parma; Museo d’Arte Contemporanea Pecci – Prato; Galleria d’Arte Moderna – Roma; Calcografa Nazionale – Roma; Galleria Civica – Modena; MNAC – Barcellona; Museum of Modern Art — New York; Museum of Fine Arts – Houston; Bibliothèque Nationale – Parigi; Museum of Fine Arts – Boston; Musée Reattu – Arles; SFMOMA – San Francisco ed altri.

Di un vasto ed enigmatico racconto sono rivestite sei cappelle laterali del Tempio Malatestiano. Un libro miniato e scritto nella pietra, istoriato di allegoriche figure e di emblematici decori, di festanti e ben nutriti angioletti, di elaborati zodiaci e di favolose scene marine. Un ricco alfabeto di forme e simboli che nel suo insieme allestisce una sapiente architettura teologica, rimasta incompiuta come la stessa architettura esterna dell’edificio, progettata dal genio di Leon Battista Alberti.

Circa dieci anni prima che quel fitto mosaico di mirabili formelle andasse a lastricare le mura duecentesche, avvenne un fatto che ancora in pochi conoscono e che forse nessuno ha posto in relazione agli stessi bassorilievi stiacciati di Agostino di Duccio. Già da una quindicina di anni Nerida Newbigin, dell’Università di Sydney, ha ritrovato una notizia riportata nei diari del notaio anghiarese Giusto Giusti, conterraneo di Piero della Francesca, che da qualche tempo si trovava al servizio di Sigismondo Malatesta.
Nell’anno 1440 il Giusti scriveva: «Venerdì a dì 16 settembre donai al magnifico signore messer Gismondo un paio di naibia trionfi, che io avevo fatto fare a posta  a Fiorenza con l’armi sua, belli, che mi costaro ducati quattro e mezzo».

Va sottolineato che questa, al momento, è la prima citazione scritta conosciuta riguardante il gioco dei Trionfi, ma oltre ad attestarsi all’origine di una specifca branca della conoscenza, credo presti una splendida opportunità, agli studiosi d’arte e agli storici di quell’epoca, per indagare le possibili connessioni di questo importante fatto con la forma che, appena un decennio dopo, prese la decorazione del Tempio.

La notizia va a rafforzare quel gemellaggio artistico tra Rimini e Firenze che tutta la storia dello stesso Tempio e pure il rapporto col Brunelleschi attestavano.

Purtroppo il documento non ci svela chi disegnò e dipinse quelle carte, che possiamo solo immaginare dagli esempi commissionati per altre nobili famiglie e sopravvissuti fino a noi, come i Tarocchi Sforzeschi di Milano, ma ritengo sia giusto avanzare alcune brevi considerazioni circa una possibile connessione tra le due differenti espressioni artistiche.

Quasi tutti i bassorilievi riminesi di Agostino hanno le stesse proporzioni di una carta da Tarocchi, nel rapporto tra base dell’immagine e la sua altezza; anche la struttura compositiva è la medesima e spesso vi campeggia una fgura in piedi, disposta frontalmente e munita di un oggetto assunto ad attributo simbolico, proprio alla maniera di una carta da gioco.

 
Nino Migliori Cancro

Ma ancor più di ogni altra cappella del Tempio riminese è quella comunemente chiamata “dei Pianeti” a prestare relazioni eloquenti con l’arte grafca e, in particolare, con la semantica degli Arcani Maggiori.

Non è questo il tavolo di lavoro adeguato a sviluppare una sistematica comparazione o uno scandaglio storiografco relativo a tale complessa e delicata materia, ma è motivato darne spunto per future ricerche, che di certo non mancheranno.

Nell’ambito delle celebrazioni sigismondee 2017-2018 il Museo della Città di Rimini ha commissionato all’artista Nino Migliori un nuovo ciclo di opere dedicate ad Agostino di Duccio e al Tempio Malatestiano, stilisticamente iscritto nella recente serie che ha per tema ispiratore la scultura gotica e rinascimentale.

L’occasione di una nuova e suggestiva interpretazione fotografica della Cappella dei Pianeti, osservata al lume di candela, ci restituisce un inedito sguardo su quella cruciale vicenda storica.

Quelle opere di metà Quattrocento, immerse nel liquido amniotico della notte e raccolte da un geniale occhio contemporaneo, rivelano la loro dimensione gotica, più di quanto non possa fare qualsivoglia rifessione estetica o teologica.
Il lavoro di Migliori ci offre dunque un nuovo incontro con quel che credevamo di conoscere, attraverso un altro medium, ma con la stessa eloquente effcacia di quella ritrovata notizia intorno ai Tarocchi di Sigismondo Malatesta. Un gioco notturno portato alla luce.
Massimo Pulini

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FAR galleria comunale d'arte moderna e contemporanea
Piazza Cavour Rimini

Dal 16 DICEMBRE 2017 al 4 FEBBRAIO 2018

Info 0541 704416 / 704414

Orario 10-13 e 16-19
25 dicembre 16-19
31 dicembre apertura anche serale

ingresso libero

Catalogo a cura dell'Editrice Quinlan con testi di Roberto Maggiori, Moreno neri, Massimo Pulini