
Museo della Città, Sala del Giudizio
Sabato 27 febbraio 2010 alle ore 17.00 la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini presenterà il dipinto"La Crocifissione" di Bitino da Faenza nella Sala del Giudizio del Museo della Città (Rimini, Via Tonini n.1).
Saranno presenti Alberto Ravaioli, Sindaco di Rimini e Alfredo Aureli, Presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.
Interverranno la Prof.ssa Anna Tambini (Storica dell'Arte) su "La cultura pittorica di Bitino da Faenza" e Alessandro Giovanardi (Storico e critico d'Arte, Facoltà Teologica dell'Emilia-Romagna) sui "Segni, simboli e metafore nella pittura di Bitino da Faenza".
La luminosa, elegante Crocifissione - cuspide ampia e splendida di un polittico sacro - è stata giustamente attribuita da Anna Tambini a Bitino (o Bittino) da Faenza e recentemente acquistata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini presso la Galleria Altomani&Sons (Milano-Pesaro).
Un'acquisizione davvero felice se si pensa all'assai scarno catalogo dell'artista faentino radicato a Rimini e qui documentato dal 1398 al 1415 ma di certo già morto nel 1427. Il maestro è celebre per aver firmato nel 1409 il bel polittico con le Storie di San Giuliano nell'omonima chiesa dell'omonimo borgo.
La raffinata cultura pittorica di Bitino che, negli ultimi 75 anni, ha attirato l'attenzione storico-critica di Cesare Brandi, Federico Zeri, Pier Giorgio Pasini, Anna Tambini, Alessandro Marchi, si mostra in equidistante vicinanza alle varie correnti tardo-gotiche della cultura emiliana e veneta al passaggio tra XIV e XV secolo (Niccolò di Pietro, Jacobello del Fiore), ma resta radicata, soprattutto, alla più antica pittura sacra adriatica e, in particolar modo, alla Scuola Riminese del Trecento. Alessandro Giovanardi ha rilevato che l'arte di Bitino come quella dei riminesi si dipana a mo' di un pregiato tessuto di simboli sacri e metafore liturgiche. Tra Bitino e i suoi antecedenti vi è innanzitutto un'affinità di sentire nel modo di rapportarsi al passato: proprio come i trecentisti riminesi seppero accogliere novità giottesche e inedite finezze gotiche, innestandole in un'antica, sapiente struttura iconografica e simbolica bizantina, così il pittore di San Giuliano si è appropriato felicemente dei freschissimi e vivaci modi narrativi del suo tempo, intessendoli, però, al gusto sublime degli artisti locali che l'avevano preceduto e la cui influenza si era molto affievolita dopo la peste del 1348.
Bitino, nonno del belliniano Lattanzio da Rimini è, per altri aspetti, quasi un ponte tra la pittura sacra medioevale e quella del Rinascimento.