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Milton Glaser. Il racconto manifesto

 

FAR Fabbrica Arte Rimini, dal 3 dicembre 2016 al 12 febbraio 2017. Inaugurazione sabato 3 dicembre 2016, ore 18.00


Dal 03-12-2016 al 12-02-2017

milton glaser

IL RACCONTO MANIFESTO
La grafica tra visione felice e nuova icona
MILTON GLASER
Far pianoterra

ARTE, DISSENSO, UTOPIA,
ECOLOGIA SI MANIFESTANO
Poster di artisti della contestazione desiderante
e dei movimenti ecologisti dagli anni ’60 ad oggi
in Europa, negli Usa, in Italia, nella collezione
degli ARCHIVI DELLA MODERNITÀ-VENEZIA
Ideazioni e installazioni
di Elia Barbiani e Giorgio Conti
Far primo piano

3 dicembre 2016 - 29 gennaio 2017

Si inaugura sabato 3 dicembre 2016, alle ore 18, alla FAR (Fabbrica Arte Rimini, Galleria Comunale d’arte Moderna e Contemporanea) di Piazza Cavour, una mostra di manifesti di Milton Glaser, il graphic designer americano più importante  della seconda metà del novecento.

Le opere provengono dall’Accademia delle Belle arti di Bologna, che Glaser frequentò, grazie ad una borsa di studio, nei primi anni Cinquanta. Sarà presente in mostra anche il manifesto balneare che Glaser realizzò per Rimini nel 1995, quello con la M a bagno nell’acqua del mare.

Ad integrare questa rassegna su Glaser e la grafica, e a completamento del trittico (già iniziato nel recente Rimini Foto D’Autunno), al 1° piano della Far, aprirà una rassegna di manifesti dalla collezione degli Archivi della Modernità-Venezia di Elia Barbiani e Giorgio Conti e da loro stessi ideata. Un viaggio nella grafica d’autore in cui lo strumento del manifesto “scende in strada” e si fa soggetto portatore di un progetto sociale e politico nelle diverse aree del Mondo.

(…) Glaser è il Lewis Carroll della grafica, l'inventore di meraviglie colorate, imparentate coi sottomarini gialli e con gli elefanti rosa. Milton Glaser ha colorato i capelli di Bob Dylan come fossero una parrucca di pensieri, ha percorso pianure di parole, ha messo i piedi di una M a bagno nel mare di Rimini e scalato monti psichedelici.
La nostra terra deve essere orgogliosa di aver ospitato la sua formazione di giovane pittore e di aver ispirato anche solo una manciata dei suoi sogni. (Massimo Pulini)

(…) Negli anni '60-'70 emergono nuovi movimenti di liberazione, ecologisti, di genere e nel mondo dell’arte una pletora di "ismi". Non sempre però l’Altra grafica "di sinistra", si coniuga con le sperimentazioni coeve delle avanguardie artistiche, che creano poster innovativi nel linguaggio estetico.  (…) "Le strade sono i nostri pennelli, le piazze le nostre tavolozze!" incitava Majakovskij. Oggi che il Contesto è cambiato con l’assolutismo del web e dei social network, il tessuto dei segni si è fatto globale e condiviso, ma i problemi della comunicazione e dei linguaggi grafici si sono realmente innovati? Ai poster(i) l’ardua sentenza! (Giorgio Conti, Archivi della Modernità-Venezia).

Il Racconto Manifesto
"Che i muri parlino si sa da tempo, ci fu un epoca in cui venivano affissi manifesti che imponevano il silenzio, dato che i nemici erano in grado di ascoltare, perché, in tempo di guerra si sa, le pareti hanno orecchie; una stagione in cui i muri erano pieni di dita puntate sulla gente, per arruolare soldati; di zio Tom con pizzetto e bombetta o di giovani bolsceviche urlanti in mezzo a geometrie suprematiste.
È dunque tra editto e protesta, tra divieto e sovversione, che si sfoglia la storia del manifesto sociale, ma è dalla Belle Époque, non solo parigina, che ha origine un'altra vita dell'illustrazione cittadina.
Chi non ricorda i muri di Montmartre, decorati da gatti neri e ballerine del Muolin Rouge, di cappelli a larghe tese e di labbra rosse come un bacio?
Il racconto manifesto si esprime da sempre attraverso una miscela di parole, di immagini e città, di concetti e di emozioni e, non di rado, questa relazione tra scrittura e figura, prende le forme di una danza, di una battaglia navale, di un gioco di senso e di controsenso.
Ci sono manifesti che si sono incollati a una nazione assumendone la forma, che restano appiccicati al volto di una città, al cuore di una persona.
L'amore per New York non si poteva esprimere in modo più distillato ed efficace che con una I, un cuore rosso e le iniziali del nome. Un manifesto che diventa logo e un luogo che diventa ideogramma, simbolo. Quella sequenza di tre lettere e di una forma già stereotipata, assomiglia a un numero primo, indivisibile ulteriormente, ha fatto il giro del mondo, è stato moltiplicato all'infinito e ha ricevuto varianti che raggiungono numeri iperbolici.
Assumere una tale sintesi, per chi l'ha creata, è stato come tentare di scrivere una canzone, che risultasse unica, con la più logora delle rime, quella cuore/amore, eppure Milton Glaser c'è riuscito. Affrontò il cuore per le corna e lo fece arrossire, stagliandolo su un fondo bianco e mettendolo in mezzo a tre lettere nere che conservano un vago sapore di Greenwich Village.
Per Milton Glaser, nel 1976, dovette essere un esercizio di stile, come la soluzione di un'equazione algebrica, perchè il risultato era, tutto sommato, distante dal suo stile abituale e già altrimenti famoso, uno stile più fantasioso e beato.
Glaser è il Lewis Carroll della grafica, l'inventore di meraviglie colorate, imparentate coi sottomarini gialli e con gli elefanti rosa. Milton Glaser ha colorato i capelli di Bob Dylan come fossero una parrucca di pensieri, ha percorso pianure di parole, ha messo i piedi di una M a bagno nel mare di Rimini e scalato monti psichedelici.
La nostra terra deve essere orgogliosa di aver ospitato la sua formazione di giovane pittore e di aver ispirato anche solo una manciata dei suoi sogni."
Massimo Pulini

FAR | fabbrica arte rimini
galleria comunale d'arte moderna e contemporanea
Piazza Cavour

Inaugurazione sabato 3 dicembre ore 18

Orario: tutti i giorni 10-13; 16-19 chiusi i lunedì non festivi
aperto il 31 dicembre dalla 22 fino a notte fonda
aperto il pomeriggio del 25 dicembre e 1 gennaio

Ingresso libero / info 0541 704416