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Dalla Rimini di Augusto IL LINGUAGGIO DEI PONTI fra architettura/storia/metafora/passaggio

 

Mente locale 2014. Rimini, Museo della Città-Sala del Giudizio, 10 dicembre 2014 - 23 gennaio 2015


Dal 10-12-2014 al 23-01-2015

mente locale 2014, cartolina

Corso di aggiornamento rivolto agli insegnanti e aperto alla cittadinanza

Rimini, Museo della Città, via L. Tonini n.1
Sala del Giudizio, ore 17 - 19
10 dicembre 2014 – 23 gennaio 2015

Nell’anniversario della morte di Ottaviano Augusto che coincide con il primo anno delle celebrazioni per il bimillenario del Ponte romano di Rimini, si è ritenuto di tornare ad accendere l’attenzione sulla figura dell’imperatore, sulla città augustea e il suo ponte nella prossima edizione del tradizionale ciclo di incontri “MENTE LOCALE” dal titolo Dalla Rimini di Augusto. Il linguaggio dei ponti.

Un titolo che intende esplorare accezioni diverse fra architettura/storia/metafora/passaggio, in una lettura anche diacronica volta a superare i confini locali per confrontarsi con realtà ed esperienze tra le più significative. E per incrociare gli interessi di un pubblico eterogeneo, valorizzando un approccio multidisciplinare.

Ad aprire il ciclo, mercoledì 10 dicembre alle ore 17, saranno Guglielmo Bilancioni e Alberto Giorgio Cassani con un incontro dal titolo Il simbolo del ponte.

Mai figura architettonica, quanto il ponte, è stata nella storia così carica di significati metaforici. Esso non è soltanto quel manufatto che permette di superare un ostacolo: è molto di più. È un vero e proprio "simbolo", vale a dire una figura doppia, che congiunge in sé molti aspetti contrastanti: "unisce" e al tempo stesso "divide"; è stabile, apparentemente, ma anche fragile e pericoloso - e questo elemento di insicurezza permane ancora e soprattutto nell'età della Tecnica; è "sospeso" tra due mondi, può essere "isolato" e "abitato", può "crollare" e persino "muoversi"; è strumento della conquista del mondo da parte dell'uomo e, nello stesso tempo, l'opera più sacrilega di tutte, perché intacca, oltre la terra, anche l'acqua, l'elemento sacro per eccellenza in tutte le culture antiche. E non può smettere di essere se stesso senza precipitare

Guglielmo Bilancioni insegna Storia dell'architettura all'Università di Genova. Ha scritto su Behrens, Lauweriks, Portaluppi, e ha pubblicato una raccolta dei suoi saggi, Spirito Fantastico e Architettura Moderna (editore Pendragon). Ha curato le edizioni italiane di Lethaby, Architettura, Misticismo e Mito, di Hautecoeur, Mistica e Architettura, e di Snodgrass, Architettura, Tempo eEternità. Studia attualmente l'architettura del Buddhismo.

Alberto Giorgio Cassani, già professore di Teorie e storia del restauro al Politecnico di Milano dove si era laureato,. attualmente è docente di Elementi di architettura e urbanistica all’Accademia di Belle Arti di Venezia e all’Accademia di Belle Arti di Ravenna. È redattore di «Albertiana», organo della Société Internationale L.B. Alberti e di «Anfione e Zeto», nonché curatore dell’«Annuario» dell’Accademia di Belle Arti di Venezia; collabora con «Casabella» ed «'ANAGKH». Studioso di Leon Battista Alberti, si occupa inoltre di storia dell’architettura moderna e contemporanea, teoria e storia del restauro, letteratura sulle città e fotografia d’architettura e di paesaggio urbano. Tra le sue pubblicazioni: Le Barcellone perdute di Pepe Carvalho, Milano, Unicopli, 2000, 20012; La fatica del costruire: Tempo e materia nel pensiero di Leon Battista Alberti, Milano, Unicopli, 2000, 20042; Tomaso Buzzi 1900-1981: Il principe degli architetti, testi di Guglielmo Bilancioni et alii, Milano, Electa, 2008; Leon Battista Alberti, La favola di Philodoxus (Philodoxeos fabula), Rapallo, il ramo, 2013; L’occhio alato. Migrazioni di un simbolo, con uno scritto di Massimo Cacciari, Torino, Nino Aragno, 2014; Figure del ponte: Simbolo e architettura, Bologna, Pendragon, 2014

 
ritratto di Augusto
Rimini, Museo della Città - Sezione Archeologica, ritratto di Augusto

Venerdì 19 dicembre 2014, ore 17
Giovanni Brizzi (Università di Bologna)
Augusto: un'impalcatura politica attraverso i secoli
Ricorre quest'anno il bimillenario della morte di Augusto; e ovunque, in Europa e nel mondo, si sono avviate celebrazioni su uno dei personaggi più straordinari della storia ecumenica. Capace attraverso la costruzione ideologica incentrata sul tema di Pax di promuovere la trasformazione che portò alla nascita dell'impero, Ottaviano
Augusto ha lasciato i successori ostaggi dell'impalcatura da lui stesso costruita. Non solo: ha trasmesso attraverso i secoli valori e simboli significativi e addirittura fondanti per talune concezioni politiche, anche del recente passato.

Professore ordinario di Storia romana dal 1986, Giovanni Brizzi è ora docente all’Università di Bologna dopo aver insegnato a Sassari e poi a Udine. Nell’a.a. 1993/94 e poi ancora nel 2005/06 è stato Professeur associé di Storia romana all’Università di Paris IV-Sorbonne.
È stato onorato dallo Stato Francese delle Palmes Académiques prima con il grado di Chevalier, poi con quello di Officier. Tra i numerosi riconoscimenti anche quello di socio dell’Accademia delle Scienze dell’Istituto di Bologna.
Ha partecipato a tantissimi colloqui, congressi e giornate di studio, manifestazioni culturali nazionali e internazionali; ha tenuto cicli di conferenze e veri e propri corsi presso Università ed istituzioni straniere, soprattutto francesi.
Dirige la “Rivista Storica dell’Antichità” e la “Rivista di Studi Militari”; è Directeur adjoint di "REMA. Revue des Études Militaires Anciennes".
Autore di duecentoquaranta pubblicazioni a stampa, fra cui (comprese traduzioni in più lingue e ristampe) 21 monografie, ha trattato problemi di storia politica e ideologica; e di storia militare, settore nel quale è specialista riconosciuto (ha curato, tra l’altro, la parte repubblicana dell’Encyclopedia of the Roman Army, ed. Blackwell. In stampa).
È  tra i massimi studiosi della figura di Annibale e dei problemi della seconda guerra punica. Il suo libro Annibale. Come un'autobiografia (Milano 1994) è stato insignito, nel 1999, del Premio "Di Nola" per l'opera storica dall'Accademia Nazionale dei Lincei.

Venerdì 16 gennaio 2015, ore 17
Franco La Cecla (Nuova Accademia di Belle Arti di Milano)
Il ponte come spazio pubblico

Simbolismo e storia dei ponti, aspetti antropologici e risvolti urbanistici, sono al centro dell’intervento di Franco La Cecla.
Antropologo e architetto, La Cecla, già docente di Antropologia in varie università del mondo, insegna ora presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano (NABA).
L’osservazione del quotidiano con le sue evidenze materiali confluiscono in diversi suoi saggi (Mente locale. Per un’antropologia dell’abitare, con L.Vitone, 1993, Non è cosa. Non siamo mai soli, 1998; Saperci fare. Corpi e autenticità, 1999 con M. Minnella; La lapa e l’antropologia del quotidiano, 2005), così come il tema dell’impatto sociale dell’architettura, i modelli di organizzazione dello spazio e le dinamiche che essi generano, analizzati in Contro l’architettura (2008) ove l’Autore affronta il delicato tema di tessuti urbani oramai decostruiti con la concentrazione degli edifici residenziali in ampie aree marginali e l’erosione delle forme primarie di aggregazione sociale. Suoi, fra le altre pubblicazioni, racconti di viaggio (Indian Kiss, Premio 2013 per la Letteratura di viaggio) e documentari (In altro mare, 2009). Tra i saggi più recenti Falsomiele. Il diavolo, Palermo e Lasciarsi. I rituali dell'abbandono nell'era dei social network (2014).

La partecipazione dei docenti è riconosciuta quale attività di formazione dal Ministero dell'Istruzione, in quanto promossa dai Musei Comunali di Rimini struttura accreditata con decreto del 14.03.2003 ai sensi del D.M. n. 177/2000 riconfermato con decreto del 14.07.2006
Previa iscrizione, al termine del corso verrà rilasciato un attestato sulla base delle presenze e degli orari registrati.

L’ingresso è libero

INFO E ISCRIZIONI
tel 0541 704421-26
fax 0541 704410
e-mail musei@comune.rimini.it

 

Venerdì 23 gennaio 2015, ore 17
Enzo Lippolis
(Università Sapienza di Roma)
L'invenzione del ponte di pietra: forme e funzioni tra Ellenismo e mondo romano

Nell’immaginario attuale il ponte è semplicemente un mezzo, una struttura viaria, un’inserzione nel paesaggio. Nelle culture che ci hanno preceduto, invece, ha un significato molto più complesso, che comprende valori sacri e istituzionali, è un simbolo, una concessione strappata allo spazio naturale, una conquista culturale.

Il percorso proposto riprende brevemente le fasi di sviluppo principali e i significati del ponte costruito; dei primi esempi in legno conservano ampie notizie le fonti letterarie; ponti a volte rimovibili e stagionali, fatti di pali, oppure di barche accostate, erano l’espressione di una conoscenza tecnologica spesso gestita da figure sacerdotali.

I primi ponti in pietra sembrano la monumentalizzazione di attraversamenti sacri su paludi, piccoli specchi d’acqua o fiumi. La loro costruzione è decisa e gestita dalle autorità religiose: è il caso di un famoso ponte in pietra che permetteva il passaggio di una processione rituale di Demetra da Atene a Eleusi. Il ponte sacro è il simbolo della ritualità e del passaggio tra due spazi diversi, quello profano e quello consacrato. Il ponte-propileo di Samotracia costituisce l’esempio forse più rilevante di questa complessa funzione.

Dopo gli esordi, lo sviluppo dell’ingegneria ellenistica trasmette al mondo romano una pluralità di forme e di soluzioni. Tra la tarda repubblica e l’età augustea anche in Italia si diffondono ponti di tipologia e monumentalità diverse, strumenti di attraversamento e di comunicazione, ma anche strutture celebrative, di propaganda politica e di servizio per gli acquedotti. Resta sempre evidente, comunque, la percezione del ponte come simbolo, attraversamento e passaggio, tra realtà diverse, nel viaggio come nella vita.

Enzo Lippolis, già funzionario Archeologo del Ministero per i Beni Culturali (1986-2000) e Direttore del Museo Nazionale Archeologico di Taranto (1989-1995) e del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (1995-2000), dal 2001 è professore ordinario di Archeologia Classica presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

Nel 2005 gli è stato attribuito il premio Nazionale dell’Accademia dei Lincei.

Responsabile di numerosi scavi, in Italia e in Grecia, e curatore di importanti mostre archeologiche (tra le quali  “Aemilia”, Bologna 2000), Enzo Lippolis è autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche nonchè fondatore di riviste specialistiche (“Taras”, “Archeologia dell’Emilia Romagna”, “Thiasos”) e membro del comitato scientifico di altre (“Apollo”, “Archeologia Classica”, “Workshop di Archeologia”, “Siris”, “Archaeologischer Anzeiger”, “Bollettino d’Arte”).

Il percorso professionale ha compreso un’attività di ricerca connessa principalmente alla costruzione di una conoscenza storica impostata sull’esame del territorio e della sua stratificazione culturale e sociale, con una attenzione metodologica particolare per l’analisi dei sistemi contestuali.